179: Capitani coraggiosi – 12/05/16

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L’affondamento di una nave nelle Bocche di Bonifacio quando era appena stato firmato l’armistizio della Seconda Guerra Mondiale, e l’incredibile manovra del comandante dell’Amerigo Vespucci Agostino Straulino nel porto di Taranto.

 

Playlist Capitani coraggiosi:

4/3/43 – Lucio Dalla

Altre latitudini – Gianmaria Testa

 

Prima storia: Estate 1943 di Marco Cusimano

Il cacciatorpediniere Vivaldi

Il cacciatorpediniere Vivaldi

Negli ultimi tempi, a chi mi chiede la data di nascita rispondo che sono nato due volte, poi estraggo un portadocumenti e mostro il mio vecchio tesserino militare che custodisco gelosamente insieme a una vecchia foto e un vecchio e ormai quasi illeggibile ritaglio di giornale, che riporta il ricordo degli eventi di quella lontana estate. Ormai quei ricordi non sanguinano più, la ferita dopo tanto tempo si è rimarginata, è sempre visibile e orrenda, ma non sanguina! Rimane lì a perenne ricordo. Ora rievocare quegli avvenimenti non mi ributta più nella voragine profonda e senza fine dalla quale risaliva un fiume di lacrime e straziante dolore. Ora posso ricordare quella lontana estate passata a predisporre campi minati lungo i quadranti della costa oppure a scortare qualche convoglio per il Mediterraneo. In fondo, per essere in guerra non era andata poi così male fino ad allora. Ricordo benissimo la data, era il 7 settembre 1943, lavorammo febbrilmente tutto il giorno per sbarcare le munizioni e la nafta per consentire l’entrata in bacino. Dopo la cena il primo gruppo, e io ero fra questi, sarebbe sbarcato per 5 giorni di licenza premio. Ma non terminammo di mangiare che fummo urgentemente chiamati sul castello: Assemblea generale. Ci accolse addirittura un ammiraglio. Dopo i saluti di rito e i ringraziamenti per le operazioni fin lì effettuate, giunse la notizia che avrebbe dato il via ai tragici avvenimenti che avrebbero poi segnato le nostre vite.

Tutte le licenze erano annullate e l’unità doveva immediatamente riprendere il mare, pertanto dovevamo subito iniziare a rimbarcare nafta, acqua e munizioni e tenerci pronti alla partenza. Che groppo in gola! Rabbia e delusione! Alle 20 dell’8 settembre mollammo gli ormeggi e iniziammo la navigazione, ma nel frattempo giunse la notizia che l’armistizio era stato firmato! Dimentichi di tutto, ci abbracciammo ed esultammo pensando che le nostre pene e quelle dei nostri cari erano terminate e presto saremmo ritornati a casa. La guerra era finita! Con il cuore leggero riprendemmo la navigazione accompagnati dalla luna che rischiarava i nostri sogni e speranze. Una serie di ordini e contrordini ci portarono a imboccare le Bocche di Bonifacio sotto il tiro delle batterie costiere occupate dai nuovi nemici, i tedeschi. Da soli 10 minuti avevo preso il mio posto nella sala macchine e un’esplosione più forte delle altre fece sbandare il Vivaldi, era lo spostamento d’aria causato dall’affondamento del caccia Da Noli finito sulle mine e colato a picco in pochissimi minuti, con il suo carico di vite umane. Eravamo sottoposti a un incessante martellamento dalle due coste, un colpo centrò il locale dinamo e così restammo senza luce e forza. Altri colpi ci centrarono, ero all’inferno. Dai portavoci delle caldaie arrivavano un fumo nero e tante grida, la temperatura interna aveva raggiunto il limite della sopportazione a causa delle perdite di vapore e dell’incendio, era ormai impossibile respirare. Ci precipitammo sulla scaletta cercando la salvezza in coperta, mi si annebbiò la vista e ricordo solo che due braccia forti mi trascinarono su per la scala. Quando mi ripresi, la nave fumava e si inchinava sempre più. Dalla costa continuavano a spararci. Riuscimmo a riaccendere la quarta caldaia e lentamente sottrarci al fuoco nemico, ma la sorte del Vivaldi era segnata. Spuntò l’alba del 10 settembre e il comandante, vista l’inclinazione della nave, dispose l’autoaffondamento e ordinò di mettere in acqua le lance e le zattere. Restammo alcune ore in silenzio, sgomenti vedere l’agonia del Vivaldi fino a darle l’ultimo saluto. Insieme alla nave si inabissarono due nostri compagni, un ufficiale e un sottufficiale, che risalirono a bordo per facilitarne l’autoaffondamento. Rimanemmo in mare sette lunghi e caldi giorni e sette lunghe e stellate notti alla deriva, senza acqua e viveri, assistemmo impotenti alla fine dei compagni feriti. Soli, impauriti e disperati, con l’anima segnata dagli avvenimenti, sul finire del 17 settembre riuscimmo a toccare terra, ero ormai allo stremo delle forze. La nostra lancia era sbarcata a Sant’Antonio di Palamos, il cielo era illuminato da migliaia di stelle più luminose che mai e da un’enorme palla bianca. Era l’estate del 1943, l’estate dei miei vent’anni.

 

Seconda storia: A vela in porto col Vespucci

Agostino Straulino

Il comandante Agostino Straulino

Quella mattina Taranto era spazzata da una gelida tramontana che sfiorava i 30 nodi, più o meno 60 km/h. L’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina Militare italiana, è ormeggiata al porto di Taranto in quello che viene chiamato “Il mar piccolo”. Il mar piccolo è una laguna con una superficie di circa 20 km quadrati che per i tarantini è a tutti gli effetti un pezzo di mare, e proprio per questo viene chiamato piccolo per distinguerlo dal mare vero e proprio, il mar grande. In quel bacino la Marina da anni ormeggia le proprie navi e in quei giorni anche il Vespucci aspetta di uscire dal porto, attraverso il ponte girevole che di fatto chiude il mar piccolo, permettendo l’uscita in mare aperto alle grandi navi solo quando viene completamente aperto.

Il comandante dell’Amerigo Vespucci si chiama Agostino Straulino, è l’uomo che più rappresenta la marineria italiana, medagliato sul campo, nella Seconda Guerra Mondiale, al valore militare per il suo coraggio e la sua capacità in combattimento, ha vinto due medaglie alle Olimpiadi. A bordo del Vespucci ormeggiato in banchina c’è un grande fermento, anche se nessuno capisce il perché. A poppa è stata preparata un’ancora cosiddetta “di speranza”. A bordo del Vespucci c’è un uomo che si chiama Giancarlo Basile, è tenente di vascello e racconta esattamente cosa sta per succedere: “Mancava ancora più di mezz’ora all’apertura del ponte quando, finalmente liberi, ci portammo a motore più sopravento possibile, a qualche decina di metri dalle colture dei mitili di cui il mar piccolo abbonda. La nave era così pronta a essere invelata all’ordine e si presentava perfettamente allineata col canale navigabile. Con le vele del trinchetto imbrogliate ci si avvicinava a quattro nodi, in dieci minuti saremmo stati lì… E se fosse rimasto chiuso? Ce l’avrebbe fatta l’ancora di speranza preparata a poppa a fermare le quattromila tonnellate del Vespucci?”

Abbiamo letto questa storia sul libro che narra la vita del comandante Straulino “Il padrone del vento – La lunga vita felice di Agostino Straulino”, scritto da Giuliano Gallo e pubblicato da Nutrimenti.

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(foto di copertina dal film “I pirati dei Caraibi”)

 

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