209: Autostop – 23/06/16

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Oggi parliamo di un bambino di 10 anni salito su un treno sbagliato e di un uomo speciale che chiede un passaggio a un uomo geniale: André the Giant e Samuel Beckett.

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Il signor Capitani è un architetto di Torino che all’inizio dell’estate di qualche anno fa’, decide di andare a trovare la figlia, che vive a Roma. Oltre alla figlia, il signor Capitani visita la città e un giorno prende la macchina dalla figlia e va a farsi un bagno a Ostia. In un impeto di generosità, porta anche il cagnolino nero della figlia, che altrimenti starebbe tutto il giorno in casa da solo. Una volta arrivato al mare, si cambia in macchina e raggiunge la spiaggia di Capocotta, vestito solo con gli slip e accompagnato dal cagnolino. Non ci mette molto il signor Capitani ad accorgersi di essere finito al buco, la spiaggia di riferimento del movimento gay lesbo romano. Ma il signor Capitani è uomo di mondo e non si scompone. Solo quando è ora di tornare in città, gli si presenta una brutta sorpresa: qualcuno gli ha rubato la macchina. I grattacapi non vengono mai da soli e oltre all’auto il signor Capitani si accorge di essere rimasto anche senza vestiti. In costume da bagno e col cagnolino al guinzaglio, si avvia alla stazione dei treni, ma lui è un architetto di Torino, non riesce a salire senza biglietto. Così torna in spiaggia e chiede un passaggio. è quasi ora di cena quando la figlia lo vede tornare in costume, con il cagnolino al guinzaglio e una coppia gay di 20 anni. Questa storia me l’ha raccontata qualche giorno fa’ la figlia del signor Capitani ed è perfetta per oggi.

Playlist: Voglia di Infinito – Selton

Prima storia: Il mio primo autostop di Paolo Sito

Foto di Paolo Sito

Foto di Paolo Sito

Ci sono momenti che durano attimi. Ci sono momenti che durano anni. La lancetta dell’orologio si sposta solo di un poco, ma prima sei un bambino e dopo sei diventato un uomo adulto. Mi chiamo Paolo, sono nato a Napoli e sono un ingegnere elettronico. Il mio attimo l’ho vissuto nell’estate del settanta quando avevo solo una decina d’anni. All’epoca la mia famiglia trascorreva le vacanze estive a Scauri, una frazione del comune di Minturno in provincia di Latina. Noi ci passavamo il mese di Luglio e Agosto in una casa in affitto, partivamo subito dopo la chiusura delle scuole. Mio padre però lavorava e le ferie le faceva solo per una settimana ad Agosto. Ci raggiungeva solo nel fine settimana che all’epoca voleva dire arrivare il Sabato sera e ritornare al lavoro il Lunedì mattina. Scauri distava da Napoli solo ottanta chilometri ma all’epoca per noi era come andare in America. In quel periodo portavo l’apparecchio per i denti e capitò di dover tornare a Napoli, nel mezzo della settimana per un controllo dal dentista. Per me era una rottura, ma non si poteva fare altrimenti. Pur essendo nel bel mezzo della settimana, mia madre quella volta preferì rimanere a Napoli e ritornare al mare il sabato sera insieme a mio padre. Per non farmi perdere però neanche una giornata di bagni, quella volta mi concesse di rientrare a Scauri con il treno. Nonostante i miei dieci anni ero già un po’ smaliziato e mi muovevo con facilità con i mezzi pubblici e mia madre si fidava della mia intraprendenza. Per andare a Scauri si prendeva un diretto per Roma che nei periodi estivi fermava anche nella stazione di Minturno. Quel giorno arriviamo in stazione di corsa, e mi fiondo su un treno con un orario simile a quello che mi ricordavo. Mi accorgo dell’errore madornale quando, arrivato a Minturno, il treno non ha accennato a rallentare.

Subito penso: scenderò a Formia – che distava pochi chilometri da Scauri ed era una stazione più importante – e poi troverò il modo di tornare indietro. Nel frattempo mia sorella che mi aspettava in stazione, quando il treno giusto arrivò senza di me, telefonò, come d’accordo, a mia madre. Mia mamma con grande freddezza, per non creare panico, le disse che probabilmente non avevo preso il treno sapendo benissimo che si trattava di una bugia. Nel frattempo io, da solo, quando ho visto passare anche la stazione di Formia, ho cominciato a pensare di avere un problema. Chiesi alle persone che erano con me nello scompartimento dove fossimo diretti e scoprii che quello era il direttissimo per Roma. Verso le dieci di sera sono arrivato a Roma. Ho ancora davanti agli occhi l’immagine enorme di Porta Maggiore mentre mi avvicinavo alla stazione Termini. Un signore mi ha accompagnato alla polizia ferroviaria dove ha spiegato agli agenti la mia disavventura. Ho chiesto agli agenti di avvisare i miei genitori, invece loro mi hanno accompagnato dal capotreno di un convoglio in partenza verso il Sud dicendomi che avrei avvisato i mei al mio arrivo a Formia: i treni per Minturno a quell’ora non c’erano più. Ricordo un viaggio notturno con fermate in stazioni di cui in conoscevo neanche il nome. Si fece quasi mezzanotte quando alla fine son arrivato alla stazione di Formia. Ma la storia non era ancora finita. Scauri dista una decina di chilometri da Formia. Ormai non mi faceva paura più nulla. Fuori alla stazione ha visto un signore che era venuto a prendere suo figlio che forse viaggiava sul mio stesso treno e ho chiesto a loro se per caso andavano nella mia stessa direzione. Sono salito sulla loro macchina e quello è stato il mio primo autostop fatto. Solo pochi chilometri ma la mia vita aveva preso la sua strada. L’ultimo ricordo è quello nella via – era soprannominata la Spiritiera e il nome si intonava perfettamente al tenore della serata – in cui, una volta sceso dalla macchina dei miei accompagnatori, ho incrociato i fari di un’auto che mi veniva incontro. Era la macchina di mio padre che insieme a mia madre era partito da Napoli per arrivare di corsa a Minturno e che stava partendo per andare chissà dove a cercare il suo bambino di dieci anni perso su un treno. Ma nel frattempo quel bambino era diventato un uomo. Da allora ho visitato ben ventidue paesi in giro per il mondo e la mia passione per l’incognito non si è ancora spenta.

 

Seconda storia: Di come Samuel Beckett accompagnasse in auto André the Giant

AndretheGiantCi sono incontri che nemmeno la fantasia di uno sceneggiatore di soap opera potrebbe inventare, incontri troppo inverosimili per essere veri, in cui i ruoli non esistono più, in cui nessuno è al suo posto e questa deviazione dalla realtà, per come la vediamo è accettata da tutti i protagonisti, anzi sono i protagonisti stessi a uscire dai loro ruoli e vestire altri panni. Come quello tra André the Giant e Samuel Beckett.
André in qualche rara intervista ha raccontato di questi passaggi, dicendo che preferiva salire nel cassone del furgone, piuttosto che sul davanti perché Beckett, che di solito era un dormiglione, la mattina non proferiva parola. Per questo lui preferiva salire sul cassone sul retro, altrimenti, dice Andrè, “con una delle menti più grandi di tutto il 900, raramente si parlava di qualcosa di diverso dal cricket”.

Noi abbiamo scoperto questa storia sul sito themarysue.com grazie all’articolo “Samuel Beckett Used to Drive André the Giant to School, All They Talked About Was Cricket” di James Plafke. Leggetelo anche voi!

 

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