047: Con le parole giuste – 15/11/16

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La puntata di stasera racconta di un fraintendimento linguistico e di una serata fra amici finita bene grazie alle parole giuste.

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In una compagnia teatrale il capocomico secondo la tradizione italiana era l’attore anziano che gestiva la compagnia, era una sorta di capo-amministratoe-regista-caporale a cui tutti gli attori delle compagnie di giro italiano facevano riferimento. Quando facevo l’attore e avevo all’incirca 20 anni c’era un attore più grande di me in compagnia che era una sorta di capocomico, ogni sera prima dello spettacolo ci riuniva sul palco e ci dava indicazioni sulla replica della sera in base a come era andata la replica della sera prima. Un giorno, eravamo in un teatrino splendido in Umbria in un paese che si chiama Bevagna, poco prima di andare in scena ci riunì sul palco e ci disse: “ragazzi ultimamente pigliamo un sacco di papere, sbagliamo le parole, ci si inceppa la lingua mentre recitiamo” se ce ne preoccupiamo è peggio, non facciamo ci caso. Se inciampate in una parola, andate dritti, non vi correggete, non tornate indietro, non ripetete quella parola. L’importante è il ritmo, se mantenete un buon ritmo alla fine potete dire qualsiasi cosa, il ritmo è quasi più importante delle parole che usate in scena.”

 

Playlist puntata

Go Do – Jonsi

Sign your name – Terence Trend d’arby

Paper planes – M.I.A.

All you need is love – The Beatles

 

 

Prima storia:  Do you know Anna Salasana di Paolo Sito

telefonoAppartengo ad una generazione “border line”. Ai miei tempi conoscere l’inglese era una cosa importante ma non necessaria come oggi. Inserire l’esame di inglese all’interno del mio piano di studi la ritenni addirittura una cosa eccentrica, quindi oggi so come chiedere un’informazione, mi riesco a districare nell’ordinazione ad un ristorante, una volta ho anche scritto una poesia in inglese, ma so bene che considerarsi uno che l’inglese lo conosce è cosa ben diversa dalle mie capacità. Ad essere sinceri non credo neppure che la conoscenza dell’inglese avrebbe potuto aiutarmi a gestire meglio la situazione che mi è capitata qualche anno fa con una finlandese: quella che per me è diventata la mia amica Anna Salasana. Primavera del 2014, a Milano si tiene il Salone del Mobile che da diversi anni è diventato un evento internazionale che attira persone da tutto il mondo. Milano in quei giorni si trasforma e diventa una città veramente internazionale, dà il meglio di sé e ti viene voglia di viverci per le occasioni che sembra offrirti. Americani, inglesi, giapponesi, coreani, cinesi, tedeschi e anche finlandesi. Ad una finlandese succede di perdere il proprio cellulare. Chissà, le sarà scivolato dalla tasca, le sarà caduto dalla borsa …… fatto sta che Franca, la mia compagna, un Sabato mattina mentre va al lavoro in ospedale -è una neonatologa – trova un cellulare sul marciapiede poco distante dalla sua macchina. È spento ed è scarico per cui i primi tentativi di cercare di capire a chi possa appartenere non si dimostrano fruttuosi. Dopo essere riusciti a caricarlo la situazione non si dimostra di semplice soluzione. Si capisce subito che il cellulare appartiene a uno straniero. Anche se non si riesce ad entrare nel dispositivo, quella scritta che compare – Anna Salasana – non sembra riferirsi ad un nome italiano. Inoltre, e questo sarà la fortuna di Anna Salasana, compare un avviso che ha a che fare con un anniversario. Il telefono ricorda alla sua proprietaria che quel giorno, o forse qualche giorno prima, è stato il compleanno di una sua amica. Compare la foto di una ragazza in compagnia del suo cane e l’indicazione di una data insieme ad un altro nome, Viivi Viskari.

Solo pochi anni fa, nell’era in cui non esisteva internet, cercare una persona di cui non si ha alcuna notizia se non solo un nome era una cosa semplicemente impossibile. Il fatto che la ricerca di Anna Salasana su Internet non desse frutti mi aveva generato qualche perplessità sulla esistenza della persona. Se Google non ti trova esistono seri dubbi sulla tua esistenza in vita. È ovviamente un’esagerazione, ma non esistere nel web, sebbene si sia proprietari di uno smartphone, è un’eventualità che appare effettivamente difficile da verificarsi. In ogni caso di Anna Salasana non si trova traccia sulla rete. Avevo comunque un’altra chance che era data dal nome della sua amica, quella del compleanno. Infatti la teoria si rileva corretta: una persona può sfuggire all’anagrafe del web, ma che lo possano in due è praticamente impossibile. Scopro così che Viivi esiste su Linkedin e che è una dipendente di un ente statale finlandese. Ancora di più: trovo una sua mail diretta proprio sul sito dell’ente presso cui lavora. Ci metto poco ad entrare in contatto con lei. Con il mio fragile inglese butto giù due righe per farle arrivare una mail dal titolo: “Do you know Anna Salasana?”. Passa un giorno e la risposta arriva. Mi dice che ha dovuto fare un po’ di ricerche e che effettivamente tra le sue amiche ce n’è una che è stata in Italia negli ultimi giorni e che ha perso il suo cellulare però che il suo nome non è Anna ma Johanna Anttila. In ogni caso mi mette in contatto con questa persona che, dopo avermi dimostrato la sua gratitudine, si organizza – anche per questo internet si rende molto utile – per recuperare il suo telefono tramite un corriere. Organizzato il recupero di lì a pochi giorni ricevo l’ultima mail dalla mia amica finlandese che mi avvisa di essere rientrata in possesso del cellulare e soprattutto dei suoi contenuti. Mi dice anche qualcosa in più e in particolare qualcosa che lei stessa definisce molto “funny”: non aveva mai fatto caso che una frase finlandese potesse essere confusa così facilmente con un nome. Sì perché ho scoperto che Anna Salasana non è un nome ma invece significa semplicemente “Inserire la password”.

 

Seconda storia: Il rapinatore e l’invito a cena

photo-1472553384749-8596bacb90c5Siamo a Washington ma potremmo essere ovunque, una decina di persone sta cenando, hanno grigliato un po’ di carne su un barbecue, c’è una brezza leggera di quelle che ti fa appoggiare un maglione di cotone sulle spalle. Un po’ di vino nei bicchieri e un dolce pronto per essere servito in tavola. Non è un compleanno, è solo un modo per stare insieme e festeggiare allegramente l’amicizia. Qualche coppia ha portato anche figli adolescenti che sono seduti a tavola insieme ai genitori.
Improvvisaente succede qualcosa che nessuno si aspetta dal buio del giardion spunta un uomo. E’ giovane e vestito in maniera ordinata e pulita, indossa jeans e una maglietta, l’unica cosa che stona con tutto il resto è che non è invitato alla cena e tiene in mano una pistola.

Il finale di questa storia vera è davvero incredibile.
Noi l’abbiamo scoperta grazie a un bellissimo programma americano che vi consigliamo di salvare tra i vostri preferiti.

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