171: Buona speranza – 08/05/2017

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La puntata di stasera racconta di un’artista circense che non demorde e del più grande navigatore forse di tutti i tempi.

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Il navigatore portoghese Bartolomeo Diaz nel 1487 arriva nella parte più meridionale dell’Africa, fino a quel momento inesplorata. Ma per via di una tempesta la sua nave si infrange sugli scogli quasi si distrugge , rimane  intrappolato all’interno della falsa baia che si trova lì vicino, viene flagellato dai venti ed infine dove attendere molto tempo prima che le condizioni atmosferiche si plachino, lasciandogli la possibilità di poter uscire da quell’inferno. A quel tempo, chi scopre nuove terre ha il diritto di sceglierne il nome, così Diaz, memore della sua disastrosa esperienza, sceglie il nome di: Cabo Tormentoso, (Capo Tempestoso) 

Ma il suo sovrano, Re Giovanni II, teme di non riuscire MAI più a trovare un equipaggio disposto, volontariamente, a salpare alla volta di un posto che porta quel nome spaventoso. Addio Indie, rotte commerciali, soldi, forzieri d’oro e ricchezze. Così Re Giovanni decide di cambiare il nome Cabo Tormentoso, qa Cabo da Boa Esperança con buona pace dell’esploratore e del suo diritto.

La doppiatura vera e propria del capo di buona speranza, avvenne solo dieci anno dopo, per mano del più famoso Vasco Da Gama.

 

Playlist puntata:

Hot Thoughts – Spoon

Mais – Rosalia De Souza

Muddy water – The Deslondes

Tropical Island – Adam Green

 

Prima storia: Speranza brasiliana di Amanda Katrin Rodrigues Souza

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Foto di Amanda Katrin Rodrigues Souza

Nella mia mente oggi ci sono tantissimi pensieri che prima quando lavoravo al circo non avevo.  Io sono una artista circense, e quando la mia vita era quella per me  allenarmi per 8 ore o  10 ore mi impediva di avere il tempo di pensare, sfogavo tutto con il mio corpo, ma un giorno ho deciso di allontanarmi dal circo prendere una pausa per due anni e provare una altra vita lavorativa: ho iniziato da poco a Lavorare in una pasticceria perché adoro tanto cucinare. Il lavoro va bene e non dico che non sia felice, ma ripeto, la mia mente non so ferma mai dal farmi domande, e alla fine mi trovo sempre nelle stesso punto: io ho vissuto una vita molto bella fin ad oggi, sono brasiliana, lì in Brasile ho iniziato questa vita da artista quando aveva 13 anni, mi sono divertita tanto e allo stesso tempo sono cresciuta tantissimo, ogni volta che ricevevo un no per una audizione, ogni volta che sono caduta, ogni volta che mi sono fatta male ho imparato qualcosa. Non é facile giocare con i nostri sogni, sono stata sempre una ragazza molto sognatrice e sono andata sempre a cercare quello che volevo.

Foto di Amanda Katrin Rodrigues Souza

Foto di Amanda Katrin Rodrigues Souza

Da piccola ad esempio sognavo in avere un cavalo, ho scritto a Babbo Natale e lui mi ha risposto che quello anno non sarebbe stato possibile, che era un animale molto grande e che lui poteva regalarmi al massimo una bambola. Io non soddisfatta ho scritto una lettera all’Ippodromo, e loro si sono commossi per  la mia lettera e mi hanno regalato un cavalo.

Sono una persona molta fortuna, ho fatto un po’ di tutto, ho lavorato in una fabbrica di bigiotteria, ho lavorato in un cantiere, ho viaggiato tantissimo in Brasile con una compagnia di circo, ho lavorato e in un ho programma televisivo. Ma ho sempre desiderato diventare famosa un giorno, sognavo in viaggiare per il mondo, volevo che il mondo conoscesse Amanda Katrin, e ora me trovo in Italia da due anni, sono venuta a fare una scuola di circo professionale di circo contemporaneo. Ho finito la scuola l’anno scorso e ancora non sono diventata famosa, perché questo cammino é molto tosto. Ora mi sono fermata per provare altri lavori, ma più che altro mi sono fermata per pensare alla vita. Spesso mi domando, se sono davvero felice?  Adesso ho 21 anni e già ho vissuto tantissime esperienze una diversa della altra, e sento ancora che ho  da dare alle persone, voglio renderle felici,  nella mia testa ho tante idee, ma che purtroppo me sento bloccata e spero di riconoscere al più presto la mia strada.

 

Seconda storia: Solitudini che si incontrano

Bernard Moitessier dopo 50 giorni di navigazione raggiunge la prima terra ferma l’isola di Trinidad, le regole della regata gli impediscono di ormeggiare o dare ancora. Per questo spera che le persone dell’isola gli vadano incontro per consegnarli le sue lettere alla famiglia e i messaggi per i giornali, ma niente nessuno si muove e la speranza di Moitessier inizia a svanire. Quando:

“Mi alzo in piedi e descrivo un ampio gesto lento col braccio destro. È il gesto che tutti capiscono, anche i popoli più selvaggi, e che vuol dire addio. Allora, improvvisamente, tutte le braccia si agitano, tutti scendono di corsa sull’arenile gettando grandi grida di amicizia. Tre ragazzi entrano in acqua fino alla cintola. Quel loro calore mi raggiunge. Ho un nodo in gola. Ho capito, adesso. Tutti credevano che io dessi fondo all’ancora. Aspettavano. Speravano senza osare di crederlo. Avevano paura che il sogno svanisse, e perciò non facevano un solo movimento”.

Noi abbiamo letto le parole di Moitessier sul suo libro: La lunga rotta: solo tra mari e cieli. Leggetelo anche voi.

 

Su internet trovate un documentario in tre parti sulla sua storia

 

 

Una storia da salvare: Una storia raccolta al MAXXI | Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Lo scorso week end la redazione di pascal è stata in gita al Maxxi, per vedere la mostra Please come back, (che vi consigliamo di vedere! Rimane a Roma fino al 28 maggio) e lì, grazie a Irene De Vico abbiamo raccolto la storia di Stefania Catallo.

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Il suo racconto inizia così:

Eravamo una compagnia scalmanata di cugini, che ne combinavano di ogni. Ecco, una sera dopo cena, io e Luca, il mio cugino preferito, pensammo di fare un giro alle fondamenta della casa in costruzione di mio zio. Ci mettemmo a fare l’asse di equilibrio sul vuoto, e io caddi. Fortunatamente c’era dell’acqua in quanto era piovuto, e le fondamenta erano diventate come una grande piscina. Luca mi tirò fuori, e restammo nascosti finchè non mi si asciugarono i vestiti, in quanto ci era stata promessa una bella legnata se avessimo fatto una cosa simile…

Ma quello ciò che rende irresistibile questa storia è il suo finale! Ascoltatela in podcast!

 

Foto di copertina di Amanda Katrin Rodrigues Souza

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