179: La dura vita del single – 18/05/2017

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La puntata di stasera racconta di una ragazza al primo appuntamento e di un ragazzo che finisce una storia d’amore.

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Li Xuan ha 23 anni, è una ragazza cinesi che studia a Milano, e come tutte le ragazze cinesi che vogliono studiare e lavorare si trova davanti ad un problema enorme:
“Se sei single – dice – il momento peggiore è il Capodanno cinese, quando di solito chi vive all’estero torna in Cina. È un po’ come il vostro Natale: durante queste due settimane di festa ci si trova a casa dei parenti e degli amici e tutti continuano a chiederti con insistenza: “Quanti anni hai? Perché non sei ancora sposata?” Quando a 25 anni sei ancora sola inizi a percepire il disprezzo attorno e inizi a venire considerata una Sheng Nu*, una “donna-avanzo” destinata a essere presa in giro da tutti e a rimanere sola per tutta la vita. Insomma, è un vero inferno.”
Playlist puntata:

179 – la dura vita del single

Single ladies – Beyoncé

Love gone wrong – You + Me

Be kind – Soul scratch

Le cose in comune – Daniele Silvestri

 

Prima storia: Terminal (Dire di no alla prima volta) di Anna

eli-defaria-100518 CroppedFu un bacio nervoso, affamato. Lui mi cinse la vita con le sue mani grandi e mi spostò sopra di sé senza sforzo. -Profumi- Sussurrò, e io non trovai altra risposta se non sprofondare ancora di più il mio viso nel suo. In quegli attimi non avevo volontà, non avevo passato, non avevo linguaggio. Ero un essere senziente che godeva per qualche istante della libertà dalla ragione. Ero solo la mia bocca premuta contro la sua, ero la pelle che lui accarezzava, ero la punta della mia lingua che conosceva la sua, ero il suo odore, il suo sapore. Avrei voluto rimanere in quel limbo per sempre e ritardare il più possibile la risposta a quelle mani impazienti, che continuavano a fare domande. Ripiombai quasi dolorosamente nella coscienza al suo tentativo di sfilarmi la maglia. Mi irrigidii immediatamente, ma lui ignorò quel primo rifiuto. Non temevo di mostrare il mio corpo, ma mi angosciava l’ idea di rinunciare alla mia armatura senza conoscere il mio avversario.  Per questo, mentre la testa, sedotta dalla situazione, mi concedeva di provare, “puoi reggere il colpo”, diceva “sei forte abbastanza” , le viscere, terrorizzate, urlavano di fermarsi. Fu la loro voce che mi uscì in un sussulto che assomigliava più a una domanda che a un ordine:- Fermati!

Formulai quelle tre sillabe senza suono, con la bocca ancora dentro la sua. Lui allontanò il viso e indossò uno sguardo beffardo, di una freddezza che mi fece morire. Si prendeva gioco di me, con quella che avrebbe voluto essere ironia. Mi fece vedere i palmi delle mani alzate. -Non mi muovo- rispose, con un mezzo sorriso e la durezza nella voce. – Scusami- sussurrai. Non riuscii a esternare altro del delirio che avevo in corpo. Poggiai la fronte sul suo petto per cercare disperatamente di rimediare al distacco siderale che si era prodotto in quelle poche parole. -Non c’è problema- espirò alzandosi. Lo seguii al centro della stanza. Eravamo uno di fronte all’altra. Io guardavo lui e lui la parete al di sopra della mia spalla, situazione che avrei sperimentato spesso in seguito. Quello era il suo modo di essere fragile. Gli sfiorai il viso e provai di nuovo a baciarlo. Lui rifiutò il bacio, semplicemente alzando il mento. La sua statura vertiginosa non mi concedeva iniziativa che non fosse condivisa e mi lasciava sola e boccheggiante nel mio tentativo. Con quel gesto sancì la voragine. La delusione fu la prima fra sue sorelle ad arrivare. Cercai di tramortirla mordendomi la guancia mentre abbassavo lo sguardo. Raccolsi le mie cose con lentezza maggiore del necessario. Mi congedai con un saluto di plastica e mi chiusi la porta alle spalle nell’istante esatto in cui concedevo impotente alle altre di sbranarmi. Rabbia, frustrazione, dolore.

 

Seconda storia: Venticinque anni single

1-i1pB_v5Mzn6rvLU4t8IF0ATornato single dopo parecchio tempo, Giovanni ci lascia un bel elenco di tutte le cose che ha “guadagnato” da questa situazione:

– quattro telefonate giornaliere di mia madre che con tono affranto piglia fiato, fa pausa e dice “Cerca di stare bene”

– un incredibile senso di soggezione per il tipo della pizzeria che prende gli ordini per le consegne a domicilio e che dopo che dico la prima (e unica) pizza che voglio ordinare sta lì che attende la seconda e dice: e poi? pronto? e poi? e io finisco per balbettare “un’altra margherita, grazie”. E me la mangio il giorno dopo. Fredda

– sbalzi d’umore che Lars Von Trier in confronto ha diretto pellicole d’animazione per bambini

– una notevole impennata della mia già naturalissima inclinazione all’inettitudine: non mi preparo il pranzo, non mi rifaccio il letto, vado al supermercato alle nove di sera e tutto quello che mi ritrovo per le mani quando ormai sono già in cassa sono tre kinder cereali e una confezione di aglio liofilizzato

– chiedo a Siri di cercare su Google come si fa a dimenticare una persona, come si impara a stare da soli

– cerco conforto nella presenza di amici di ieri, amiche di oggi, amici di domani

– decido che in fondo preferisco una vita breve da ubriaco a una lunga da sobrio

– realizzo ogni giorno la più spiazzante delle verità: le profezie più inquietanti non sono contenute nelle parole di Pasolini, bensì nelle canzoni di Raf.”

Abbiamo letto il racconto di Giovanni Mauriello su Medium, leggetelo anche voi!

 

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