180: Fuori dal buio – 19/05/17

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La puntata di stasera parla dell’avventura di uno speleologo e dell’ultimo uomo di cui non si è scoperta l’identità.

 

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“Le poche forze nelle gambe ormai sentivo che erano non più sufficienti a reggere il peso del corpo, sentivo che venivano meno e contro la mia volontà già stavo piegando le ginocchia, stavo per cadere, lì in mezzo al corrodoio di un ospedale. Mentre andavo giù il mio ultimo pensiero lo volsi alla mia famiglia, mi stava capitando questo evento non programmato e mi rammaricai che, avendo da poco contratto un debito, lasciavo nei guai la povera moglie, senza alcun reddito e la figlioletta”. Appena ebbi questo pensiero, il cervello smise la sua attività e non so poi quanto tempo trascorse. Un attimo dopo mi ritrovai a guardare la scena del corridoio dov’era afflosciato un corpo immobile a terra, da una prospettiva diversa da quella che ricordavo di avere poco prima. Quel corpo era il mio”
Se infilate nella barra di ricerca di google le parole “Esperienza extracorporee” vi escono decine di storie come questa.

 

 

Playlist puntata:

Afterglow – Asgeir

Enjoy the Silence – Moriarty

Alive – Graeme James

Cash and carry me home – Ghostpoet

Steal – Maribou State

 

Prima storia: Apnee di Stefano Schintu

tragediaLe calate su corda sono state abbastanza rapide e tranquille ma ogni tanto il pensiero vagava da solo per i meandri della grotta. Era come se andasse avanti e mi precedesse fino al sifone, lo immaginava, gli dava una forma, dei colori e dei suoni e provava già a superarlo in apnea così che, al mio arrivo avrebbe potuto tranquillizzarmi dicendo: “E’ tutto a posto, si passa facilmente, rimani tranquillo.” Dopo la serie interminabile di pozzi, strettoie e pensieri, Laura e io arriviamo fino al ramo allagato e ora davanti a noi solo acqua, sabbia e una parete con sotto un piccolo lago. Ma i suoni, l’aria, la luce dei caschi, tutto si ferma qui. Vado in grotta da tanti anni ma non mi era mai capitato di dover affrontare un passaggio totalmente allagato. Certo è che non siamo i primi a percorrere questo sifone e so che dall’altra parte, dietro qualche metro e pochi secondi senza respirare si riapre una grande galleria ma io sono qui, fermo e con solo la testa fuori dall’acqua, il cappuccio stretto della muta preme sulle orecchie e rende tutti i suoni cotonati. Se fossimo in mare a pochi metri dalla superfice e con la luce che filtra dal pelo dell’acqua, questo passaggio sarebbe una sciocchezza ma qua, a 300 metri sotto il livello del suolo, cambiano tutte le sensazioni.

Ora davanti agli occhi ho una maschera semi appannata e sul casco due luci che forse al loro primo uso subaqueo si spegneranno sul più bello. Ho solo la testa ancora fuori dal laghetto e posso già toccare il soffitto che ora arriva almeno 30 cm sotto il livello dell’ acqua. Immergo un attimo anche gli occhi, solo per vedere quanto scende la roccia e per provare se la maschera tiene ma in fondo è solo una scusa per esitare un altro secondo.Laura mi chiede se va tutto bene. Rispondo con un impercettibile cenno della testa. Il cuore mi batte forte, con le orecchie strette nel cappuccio lo percepisco ancora di più. Forse però in quella piccola sala i cuori agitati sono due. Dico che passo per primo ma preferirei ci fosse già qualcuno dall’altra parte con una luce a farmi da guida fino alla meta. Penso che non sono sicuro che avrò abbastanza ossigeno per arrivare fino là dove il soffitto si rialza per permettermi di respirare di nuovo e considero l’idea di tornare indietro da mezzo sifone nel caso mi trovassi in difficoltà. Il cuore batte forte, faccio qualche respiro profondo per convincermi che sto prendendo più aria possibile, dico “Vado” e mi immergo.

Silenzio… Non si sente più neanche il cuore che batte, sento la muta che mi tira verso l’alto, probabilmente sfioro il soffitto della grotta. Noto che il cunicolo ha la forma di una “U” rovesciata. Prima bracciata… L’acqua è molto limpida, quasi cristallina, davanti alle mie lenti ci sono solo poche particelle in sospensione; a destra la parete è vicina, potrei toccarla. A sinistra invece il cunicolo si apre un pò ma non ho tempo di controllare meglio. Seconda bracciata… Le luci fortunatamente, rimangono accese e ora mostrano chiaramente a pochi metri, l’altra faccia della superfice dell’ acqua. Pochi secondi fa la guardavo dall’alto, ora invece sono l’altra parte del riflesso. Non ci avevo mai pensato, non è consigliabile essere la parte di riflesso che sta in acqua, piccoli deliri per ingannare la tensione. Terza bracciata… Mani e piedi toccano per terra e con un piccolo salto son fuori dall’ acquario, di nuovo i suoni, il cuore che batte più calmo; amo vivi e la grotta, ancora una volta, ricomincia.

Sono dall’altra parte e sto benissimo, levo il cappuccio,  sento di nuovo anche i suoni. Mi giro immediatamente per vedere se Laura sta arrivando, aveva detto che mi avrebbe seguito all’istante ma evidentemente non lo ha fatto. Dopo pochi secondi inizio a vedere i fasci luminosi delle sue pile che si avvicinano e in breve, senza difficoltà, con un saltello esce dall’ acqua aprendo la bocca come uno squalo che cerca di afferrare una preda, ma la sua preda è invisibile. Ha una maschera bianca e azzurra, la vedo piuttosto bruttina dietro quelle lenti ma decido di dirglielo più tardi per farci una risata. Un abbraccio con Laura e un urlo di entrambi riempie la galleria, serve per darci coraggio, per sentire che siamo vivi e la grotta, ancora una volta, ricomincia.

 

Seconda storia: L’uomo riemerso da buio

via New Republic

via New Republic

Una mattina di agosto, un cameriere che lavora in un Burger King nel sud degli stati uniti, trova su un marciapide sul retro del locale, un uomo privo di sensi, ha la pelle scottata dal sole e sembra ferito. Quando arrivano i soccorsi dopo le cure, la prima cosa che si cerca di fare una volta in ospedale è dare un nome a quell’uomo, ma quella che di solito è la prima cosa da fare, in questo caso risulterà quasi impossibile. Siamo in Georgia, al confine con la Florida e siamo nel 2004. Medici e infermieri lo soprannonimano B.K. da Burger King, ma considerato che negli stati uniti, il nome comune per persone prive di identità è da sempre John Doe, l’uomo viene soprannonimeto Burger King Doe. L’uomo ha seri problemi di vista per via della cataratta, ma salvo qualche escoriazione sta bene, ha l’aria di un 40enne in un buono stato di forma.

 
Di chi si tratta? Chi è in traltà B. K. Doe?
 
Noi abbiamo scoperto la storia dell’uomo riemerso dal nulla, e dal buoi di un’amnesia, grazie all’articolo “The Last Unknown Man” di Matt Wolf per New Republic, leggetelo anche voi!

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