192: Una questione d’istinto – 06/06/17

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Stasera parliamo di un bimbo segretamente allattato da una capra e di un uomo che avrebbe tanto voluto essere una capretta.

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Stasera iniziamo a raccontare con un pezzo da 90, partiamo con uno dei libri più amati, il libro della giungla. Nel primo capitolo Mowgli appare a babbo lupo, e subito si infila senza paura nella tana. La famiglia di lupi non ha ancora deciso come comportarsi quando irrompe Shere Khan, la tigre, a reclamare il cucciolo d’uomo. “i lupi sono un popolo libero – le dice babbo lupo – essi ricevono ordini dal capo del branco e non da un qualsiasi ammazzabuoi tigrato. il cucciolo d’uomo è nostro e noi siamo padroni di ammazzarlo, se vogliamo.” il ruggito di rabbia della tigre fece rintronare tutta la caverna. Mamma lupa allora si scrollò di dosso i cuccioli e balzò innanzi e i suoi occhi, simili a due lune verdi nell’oscurità, fissarono quelli fiammeggianti di Shere Khan. “Questo cucciolo d’uomo è mio – disse – e non sarà ammazzato. vivrà per correre e cacciare col branco e alla fine guardatene, cacciatore di cuccioli spelati, mangiaranocchi e ammazzapesci, perchè darà la caccia anche a te. E adesso vattene.” Babbo lupo guardava stupito. Aveva quasi dimenticato i giorni in cui s’era conquistato mamma lupa in un leale combattimento con altri cinque lupi, quando essa correva col branco. Shere Khan avrebbe potuto affrontare babbo lupo, ma non avrebbe potuto tenere testa a Mamma lupa, perchè sapeva che si sarebbe battuta a morte.

 

Playlist puntata:

Jungle – Tash Sultana

Country road – Toots & the Maytals

Azul Oro – Populous, Ela Minus

Human – Rag’n’bone man

 

Prima storia: Una questione d’istinto di Maria Bozzano

Foto di Maria Bozzano

Foto di Maria Bozzano

Il mio bisnonno materno Giacomo, già vedovo con due bambini piccoli, sposò la mia bisnonna Benedetta (Bedìn) nel 1880 (circa) ed ebbe undici figli. Erano due mezzadri poverissimi, coltivavano una terra arida e magra, posta a 300 metri dal livello del mare, e allevavano un paio di mucche, qualche ovino e alcune galline. L’erba per gli animali veniva falciata in alto, sui monti dell’Appennino, distanti chilometri dalla loro casa, e trasportata a spalle nel fienile, ogni sera. Nelle fasce strette e scoscese, tipiche di questa valle ligure, tanto bella quanto faticosa, i buoi e l’aratro erano inutilizzabili, solo vanghe, zappe e fatica disumana. La bisnonna lavorava nei campi dall’alba al tramonto, tornava a casa solo per pranzare e allattare l’ultimo nato. Sempre. Ovviamente neppure le gravidanze le regalavano un po’ di riposo: quando lei spariva per qualche giorno, i contadini dei poderi vicini capivano che aveva partorito. Le bambine dovevano badare ai fratellini più piccoli e

Foto di Maria Bozzano

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cucinare per tutta la famiglia. I maschietti seguivano ben presto i genitori nei campi. Per inciso dico che la maggior parte di loro restò quasi analfabeta e che le industrie metalmeccaniche e tessili della zona assumevano chiunque avesse compiuto nove anni. Uno degli ultimi nati si chiamava Davide (U Davìdde), era bello, sano, robusto, però… Quando la sua mamma arrivava di corsa ad allattarlo non lo trovava affamato e impaziente, come era sempre accaduto con i figli precedenti. Lei lo attaccava al seno e lui mangiava con calma e lentezza, le risparmiava quella avidità disperata che aveva conosciuto negli altri suoi neonati e che tanto l’aveva addolorata. La stanchezza e la fame della bisnonna erano enormi e costanti, il suo latte era magro e scarso, eppure Davide cresceva tranquillo e forte. Inutile dunque farsi troppe

Foto di Maria Bozzano

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domande, Benedetta rompeva terra e schiena col cuore più leggero, la figlia Caterina (Cateinìn) curava il piccolo senza paura e anche lei cresceva bellissima, contagiata da tanta serenità. Quando Davide era ormai un adolescente alto due metri e dotato di una forza leggendaria, Caterina confessò alla famiglia di aver avuto un aiutino segreto. Appena nato, ogni giorno Davide, poco dopo che la mamma, credendolo sazio, aveva raggiunto i campi, cominciava a urlare e Caterina tentava inutilmente di calmarlo. Non c’erano ninne nanne né abbracci che regalassero a entrambi una tregua. Una mattina, disperata, lei decise di attaccarlo alle mammelle di una capretta che pascolava lì vicino. Nei giorni successivi, dapprima scrutò il fratellino preoccupata, temendo malattie e punizioni che non arrivarono mai, poi si fece coraggio e, più volte al giorno, col fagottino in braccio, girò l’angolo della casa e andò nel prato. Ben presto la faccenda si semplificò ulteriormente: appena la capretta sentiva Davide piangere, lasciava la sua erba, correva davanti alla porta di casa e belava finché non poteva entrare, spinta da un commovente, irrefrenabile istinto materno verso quel cucciolo d’uomo di cui fu, per mesi, la balia segreta.

 

Seconda storia: L’uomo che voleva vivere come una capra

Foto: Tim Bowditch

Foto: Tim Bowditch

In futuro non tutti vorranno essere dei cyborg super intelligenti, alcuni preferiranno la semplice vita degli animali, liberi di pascolare fra le valli alpine. Questo deve essere stato il motore che ha spinto Thomas Thwaites, a indagare su che cosa significhi vivere come una capra. Sì, proprio come una capra.

Thomas Thwaites ha voluto attraversare le Alpi svizzere come se fosse una capra e ha trovato un capraio benevolente che gli ha permesso di vivere insieme al suo gregge a settembre del 2014. Ma vivere come una capra, per non parlare della traversata per il terreno roccioso e pendente della regione, è stato tutt’altro che semplice. Per essere una capra infatti Thomas Thwaites usa delle protesi alle gambe e alle braccia che modificano le sue articolazioni e che aggiungono anche un certo peso non semplice da sopportare su un pendio. Inoltre al calare del sole si è posto un altro, non secondario problema. Il corpo di un uomo del ventunesimo secolo non è fatto per dormire all’addiaccio in una valle alpina, per cui Thwaites e il suo team hanno allestito un campo notturno. E, ovviamente, si è aggiunto il fatto di dover convincere le capre che questo buffo uomo munito di protesi e elmetto fosse uno di loro.

Noi abbiamo letto questa storia grazie a un articolo di Mattew Braga per MOTHERBOARD, leggetelo anche voi e godetevi le sue incredibili foto!

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