195: Il cinema abbandonato – 09/06/17

La-Danseuse-Rencontre-film-avec-la-realisatrice-Stephanie-Di-Giusto-et-Soko

Oggi parliamo di un cinema prima chiuso e poi riaperto e di una sala in mezzo al deserto.

Clicca qui e ASCOLTA LA PUNTATA!

Dal 12 al 16 giugno Pascal sarà al Biografilm Festival di Bologna. Per cinque giorni, tutte le sere alle 19:15 saliremo sul palco principale nel Parco del Cavaticcio, per l’occasione ribattezzato BIOGRAFILMPARK – Bio Parco, per una versione speciale di Pascal!

Noi faremo sempre quello che sappiamo fare meglio: raccontare le vostre storie e le storie di vita! Ma lo faremo in un posto splendido, circondati da film e ospiti strepitosi e finalmente con un pubblico dal vivo!

Pascal Speciale Biografilm sarà poi trasmesso la sera su Radio2, come sempre dalle 22:30 alle 23:30. Potete rimanere in contatto con tutta la squadra di Pascal via facebook per l’occasione anche seguendo il profilo Instagram di Radio2.

 

Playlist puntata: 

So good at being in trouble – Unknown mortal orchestra

Dentro al cinema – Gianmaria Testa

Amidinine – Bombino

Jamaica Farewell – Caetano Veloso

 

Prima storia: Il cinema Jolly di Andrea Cicconi

foto via Il Post

foto via Il Post

La prima volta al cinema. La prima volta al cinema da soli, senza l’accompagnamento dei genitori: per me è stata un’esperienza unica, di quelle che rimangono per sempre nei ricordi. Per la prima volta io e mio fratello, ancora bambini, fummo autorizzati ad attraversare a piedi il piccolo paese in cui abitavamo per andare a vedere con gli amici “Due superpiedi quasi piatti”, un film con Bud Spencer e Terence Hill, la classica commedia tutta scazzottate in cui, però, non si fa davvero male nessuno. Fu un’occasione di divertimento che rimase stampata nella mia memoria, al punto che ancor oggi mi basta ascoltare le prime tre note della sigla iniziale del film, per rievocare le immagini e l’atmosfera di quella giornata. Dopo quella volta, ovviamente, ce ne furono tante altre. Ma nel 1983, al cinema Statuto di Torino, molte persone morirono soffocate dai fumi di un incendio mentre tentavano invano di scappare attraverso porte sbarrate. Quella tragedia fece scalpore e costrinse a una revisione delle leggi sulla sicurezza delle sale, che divennero molto più restrittive. Il piccolo cinema Jolly di Villastellone, il cinema parrocchiale che fino ad allora ci aveva regalato felici pomeriggi e sere di divertimento, dovette chiudere, come tanti altri. Non era più considerato a norma. Così passarono gli anni della mia adolescenza: senza cinema. Mi persi molti film degli anni ’80 che, col senno di poi, sarebbero stati fondamentali nella formazione dei ragazzi di allora. Frequentavo il liceo scientifico a Moncalieri, una città più grande, e sentivo i miei compagni parlare di Rambo, Flashdance, Ghostbusters, Ritorno al Futuro e tante altre pellicole che loro potevano vedere con comodo, mentre per me tutto era più complicato. Il cinema era diventato lontano, bisognava andare in città, a Torino, nelle sale che si erano adeguate alle nuove norme di sicurezza, e per un ragazzino senza patente non era certo facile muoversi. Questi sentimenti non erano solo i miei. Anche altri ragazzi del paese desideravano che il cinema parrocchiale riaprisse i battenti. Ricordo una calda domenica d’estate in cui, per qualche motivo, dall’attiguo oratorio dovemmo entrare nella sala vuota, che ora veniva utilizzata come occasionale deposito di materiali. Aprimmo le porte laterali e vi lasciammo entrare luce e aria e in quel momento iniziarono le “riunioni carbonare” per poter riavere il nostro cinema. Sapevamo che il parroco di allora, don Mario, era restio ad una iniziativa del genere. Ci sarebbero stati notevoli costi di ristrutturazione, andavano cambiate le porte d’emergenza, gli impianti e le poltroncine; bisognava occuparsi della contabilità e stabilire turni per gestire gli orari d’apertura, e mille altri problemi sconsigliavano di avventurarsi in quel progetto. Ma dalla nostra avevamo l’entusiasmo dei vent’anni e quando ci presentammo a discutere della possibilità, avevamo già preparato tutto: un gruppo di volontari, guidato dai ragazzi più grandi, che avevano avuto esperienza della precedente gestione del cinema, era già pronto a collaborare gratis, con ruoli ben definiti.

Le ragazze più spigliate e sorridenti si erano candidate a gestire la biglietteria, con la relativa rendicontazione. Ragazzi e ragazze di tutte le età erano pronti a fare da “maschera” in sala. Io fui arruolato nell’ardito manipolo dei proiezionisti, coloro che si sarebbero occupati del cuore di tutta la faccenda: il vecchio proiettore, là, nella oscura stanzetta alle spalle di tutto il pubblico, la lanterna magica da cui ogni sera un potente fascio luminoso avrebbe riversato sullo schermo un caleidoscopio di emozioni cinematografiche. Fu così che presi delle affrettate lezioni sul lavoro da svolgere: come si montano le “pizze”, con l’apposita macchinetta e il nastro adesivo; come si inserisce la pellicola tra le pulegge del proiettore; come si accende la lampada, come si adattano le ottiche alla proiezione normale o in cinemascope, cosa fare se la pellicola si spezza accidentalmente, come e quando spegnere le luci in sala all’inizio del film. Lo confesso: non presi il patentino ufficiale, però. Anche quello sarebbe stato un costo e un impegno difficile da sostenere: i ragazzi più grandi ce l’avevano già dalla passata gestione, io e altri giovani, in virtù del fatto che il nostro aiuto era necessario per un tempo limitato, per riavviare il cinema, rimanemmo senza il “pezzo di carta” che ci avrebbe abilitato alla professione. Spero che, a quasi trent’anni di distanza, il reato di “proiezionismo abusivo” sia ormai caduto in prescrizione. Fu un’esperienza bellissima, anche se breve. Ricordo l’emozione strana di essere proprio io quello nascosto là dietro a proiettare il film per tutti. Ricordo il tepore generato dalla lampada ad arco del proiettore; il duro sgabello da cui guardavo il primo mezzo film, per poi perdere sistematicamente l’inizio del secondo tempo, mentre ero impegnato per un buon quarto d’ora a riavvolgere la pizza del primo tempo su un rudimentale congegno a manovella. Ricordo la faccia di don Mario, che venne a ispezionare l’attività proprio la sera in cui era in programma il film sbagliato: Colors, di Dennis Hopper, un film bello, ma con alcune scene di sesso e violenza molto crude. Il don entrò all’improvviso nel mio antro, con il viso terreo, chiedendomi, scandalizzato, “ma insomma, che ne pensi di film del genere?” e io abbozzai, vergognoso, “non saprei, don, io i film nemmeno li guardo, sono qui che per tutto il tempo ho il mio da fare”, mentre aumentavo senza rendermene conto il ritmo di riavvolgimento della pellicola, tacendogli che invece, fino a lì, il film l’avevo guardato e mi era pure piaciuto, per quanto crudo fosse. Poi la mia vita prese altre strade. Il lavoro, l’autonomia, la casa altrove. Il cinema Jolly di Villastellone ha avuto ancora degli alti e bassi, ma quando torno nel mio paese natale e, passando di lì, vedo le locandine dei film in programmazione, non posso fare a meno di pensare che anche io ho un briciolo di merito, se ancor oggi le ragazze e i ragazzi di quel piccolo centro di provincia possono uscire, incontrare gli amici e andare a vedere un film insieme, nella magia di una sala cinematografica.

 

Seconda storia: Il cinema nel deserto

Dynn Eadel aveva organizzato tutto nei minimi dettagli: aveva fatto portare i 150 seggiolini di legno, ognuno con una decorazione diversa, una vela da barca che sarebbe dovuta servire da schermo, un generatore e un proiettore direttamente dal Cairo, tutto insomma era pronto per la prima. Ma quella prima non c’è mai stata. Il La Tête dans Les Etoiles, non ha mai avuto pubblico e il proiettore non ha mai iniziato a girare. Purtroppo quelli che dovevano essere degli entusiasti clienti e spettatori non si sono rivelati tanto contenti del cinema. La popolazione locale, infatti, non ha affatto gradito l’intrusione del cinefilo francese, e ancora meno hanno gradito le autorità locali, che hanno imposto il loro divieto alla proiezione di qualsiasi filmato. Il generatore è stato sabotato prima ancora di essere utilizzato e nessun altro spettacolo è stato più programmato presso questa sala cinematografica sotto le stelle!
Stiamo raccontando la storia di un eccentrico imprenditore francese che un giorno, una decina d’ani fa’, non si sa bene spinto da cosa, ha deciso di costruire un cinema all’aperto nel deserto del Sinai. ha portato sedie e schermo, un generatore per la corrente.
Quel posto, ormai abbandonato alla sabbia e al vento, esiste ancora e di seguito potete vedere le foto scattate da Kaupo Kikkas.

 

Noi abbiamo trovato questa storia su Cultora leggetela anche voi!

103535376-42d2f4d9-e7bc-4b01-92f2-ea1fe37a975d 103535344-485eb3b4-5bc4-47af-8be5-18a0666e6010 103535322-65498ae1-2b61-42d1-8cbf-94baa920e163 103535302-b47c3524-c464-4267-a495-8c2ee2bbee63 103234337-aebb8c42-6183-45c1-be4a-819db0e49fa8 103234289-20c78d11-fbe4-40e0-bfe5-dff365cbff21

 

(Foto di copertina tratta da La Danseuse)

Comments

comments

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Notify me by email when my comment gets approved.