196: Forza Casteddu – 12/06/17

US_Cagliari_Serie_A_1969-70

Dal Biografilm Festival di Bologna va in onda la prima puntata dello Speciale Pascal Live. Stasera raccontiamo di un ragazzo sardo emigrato a Torino che nel 1970 ebbe una grande soddisfazione e di una ragazzo che proprio a Cagliari realizzò il suo sogno.

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Playlist puntata:

Alpha female – Wild  Beasts

working class hero – Green Day

La ola – Mau Mau

Heroes – Kasabian

 

Prima storia: Lo scudetto di Francesco Utzeri

Gigi Riva

Gigi Riva

Era giugno 1969, finiti gli esami il 22, mentre tutti gli amici andavano già da un pezzo al mare, chi a Giorgino, o meglio la Scafa visto che era raggiungibile a piedi, chi al Poetto, per chi poteva permettersi il lusso del biglietto del tram, già sapevo di dover partire perché mio fratello Paolo, che già stava li da tempo, mi aveva procurato una prova di lavoro in quel di Torino. La nave, Canguro Rosso, salpò da Cagliari alle 17,00 e, dopo una lunghissima ed estenuante navigazione di 19 ore, raggiunse Genova a mezzogiorno del giorno dopo. Non era la prima volta che viaggiavo, ma in ogni caso la prima volta da solo. Il viaggio sulla nave, pur se lunghissimo, fu piacevole perché, nell’occasione ebbi modo di conoscere alcuni ragazzi e ragazze che si recavano in continente per la mia stessa ragione. Fu subito simpatia e cameratismo, anche perché loro provenendo dall’interno dell’isola, se non ricordo male da Irgoli, e non essendo mai stati neppure a Cagliari, volevano sapere tantissime cose sulla città. Alcuni di loro avrebbero continuato il viaggio verso la Germania e quindi non li ho mai più incontrati; altri, che erano diretti a Torino o comunque nel nord Italia, li ho rincontrati, talvolta, nei viaggi successivi. L’avvicinamento alla meta finale del viaggio non terminò allo sbarco dalla nave, ma fu un faticoso trasferimento a piedi verso la stazione ferroviaria di Porta Principe, un treno sgangherato fino ad Alessandria e poi, finalmente, Porta Nuova, la stazione ferroviaria di Torino. Mio fratello Paolo, mi attendeva alla stazione e subito mi accompagnò alla pensione, nei pressi di via Madama Cristina. Chiamare pensione quel posto era un complimento. Alcune camere con 4 letti ciascuna, che davano tutte sul ballatoio al quarto piano senza ascensore, all’interno di un palazzo fatiscente, con un unico gabinetto per 12 persone. Il resto dei servizi era al piano terra, nel cortile interno. L’impatto con la nuova città non fu esaltante, ed il malessere verso Torino, l’ho portato dentro fino agli anni recenti. Sono tornato in questa città, scoprendola anche bella. La prova andò bene e quindi, il giorno 1° luglio 1969, entrai ufficialmente a far parte del mondo del lavoro. Pian piano mi inserii in questa nuova realtà e, grazie alle possibilità economiche date dal salario mio e di mio fratello, cambiammo finalmente casa. Basta con la pensione fatiscente, basta con la fila per il gabinetto, e con tutti gli altri disagi. Mio fratello, che frequentava da tempo una associazione di lavoratori sardi, mi invito a partecipare alle iniziative del circolo, ma io preferii allargare le conoscenze, frequentando altri ragazzi della città e del resto d’Italia. Torino, in quegli anni, era popolata di giovani provenienti da tutte le parti, era quindi facile fare nuove amicizie. Per tutti loro io ero ͞il sardegnolo͟, e non trovavo nulla di malizioso in questa definizione, anzi, talvolta mi pareva anche simpatico sentirlo pronunciare dalle ragazza del gruppo. Arrivò l’autunno e con il freddo pungente, iniziò il campionato di calcio.
TITOLO GAZZETTA SPORT cagliari-campioni-ditaliaMio fratello, che come tutti gli immigrati faceva il tifo per la Juve, cercò di convincermi ad andare allo stadio ma a me del calcio non interessava nulla. Preferivo i dancing e le balere, dove si potevano fare nuove conoscenze e piacevoli amicizie. Poi venne il giorno che a Torino arrivò il Cagliari di Gigi Riva. I miei nuovi amici, soprattutto le ragazze, cominciarono a chiedermi notizie della squadra, dei calciatori della città. Insomma, il fatto che il Cagliari fosse protagonista del campionato, mi aveva portato al centro dell’attenzione, quindi quella domenica tutti allo stadio comunale. Era la prima volta che vedevo una partita di calcio di serie A, fui affascinato e meravigliato. Affascinato da tutta quella gente che faceva il tifo per la Juve e meravigliato perché, pur essendoci i posti a sedere, tutti guardavano la partita all’impiedi. La Partita terminò con un pareggio rocambolesco e questo contributi a sollevare la mia popolarità fra i ragazzi del gruppo, ma anche la stima dei colleghi di lavoro. L’inverno di Torino fu lunghissimo ma, la nuova passione nata per il calcio, contribuì a rendere meno difficile la permanenza in quella fredda città. La lontananza da casa e dalla famiglia, nonostante l’indipendenza economica e le opportunità di divertimento offerta dalla città, si facevano sentire. Attendevamo la domenica per seguire le notizie relative alla squadra della nostra città ed anche mio fratello, pur se Juventino, ascoltava e gioiva delle vittorie della squadra cagliaritana. Sentivamo, in quelle vittorie, una sorta di rivalsa verso il destino che ci aveva portato lontani da casa in cerca di lavoro. E poi giunse l’aprile 1970. Ogni domenica sera, dopo le partite del campionato, avevamo un appuntamento telefonico con la famiglia, a casa di amici poiché noi non lo avevamo, ma quella domenica del 12 aprile non riuscimmo a telefonare. Il risultato della partita tra il Cagliari e il Bari, fu determinante per la conquista dello scudetto. Il Cagliari era Campione d’Italia. Tutti si complimentavano, quasi che lo avessimo vinto noi quel campionato. Infondo era vero, quello scudetto era nostro, nessuno celo avrebbe mai più potuto togliere. La bellissima memoria di quella memorabile giornata, vissuta lontano dalla Sardegna, è una gioia che ancora oggi mi commuove e ogni qualvolta incontro quel distinto signore, taciturno e serio, che passeggia solitario per le vie del centro di Cagliari, non posso che ringraziarlo per questa grande gioia e commozione che ci ha regalato. Oggi come allora

 

Seconda storia: La favola di Fabio Pisacane

FABIO PISACANENel dicembre dello scorso anno il Guardian ha inaugurato il “Guardian Football of the year” un premio che il quotidiano inglese ha deciso di conferire a un giocatore che ha fatto qualcosa di straordinario. Il premio è andato a Fabio Pisacane, giocatore del Cagliari di 31 anni. Al termine dell’articolo il Guardian scrive: «Un ragazzo la cui carriera merita di essere celebrata, anche se lui non capisce il perché».

Pisacane sul Guardian

La vita di Fabio merita di essere celebrata perchè ha vissuto momenti difficili, superandoli con forza e ostinazione, e ha fatto scelte corrette e importati, diventando un diventato un punto di riferimento per colleghi e compagni. La sua storia, che Matteo Caccia vi racconta dal Palco del BiografilmPark è stata scritta con immagini e parole da molte testate. Noi vi consigliamo questi articoli de Il Post e Eurosport e il video che trovate di seguito tratto da una bellissima puntata di Sfide in onda su Rai3 nel 2011.

 

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