197: Quando da bambino – 13/06/17

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Stasera raccontiamo di bambini che guidano un pullman e di un incontro tra un bambino e  James Bond.

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Era un’estate di molti anni fa’, io ero un bambino e, come tutte le estati, passavo la prima quindicina d’agosto in valsesia, dove abbiamo tuttora una casa. Le giornate si dividevano tra passeggiate in montagna, minigolf e pesca sul fiume. Tutti i giorni erano più o meno scanditi da queste tre occupazioni, ma qualche volta capitavano delle eccezioni. Le eccezioni erano dettate da due fattori: il clima, nel senso che se pioveva i programmi cambiavano per forza, oppure dagli ospiti che venivano di volta in volta a trovarci. Quel giorno erano arrivati gli zii e insieme a loro le mie due cugine, Cris e Ale. La più grande, Cris, era più vicina di età a mia sorella, invece la più piccola, Ale, aveva soltanto un anno in più di me, così finiva sempre che giocavamo insieme. Quel giorno io e Ale siamo andati in esplorazione fino al fiume. Non ricordo niente dell’esplorazione, ma ricordo benissimo il momento in cui, già sulla strada del ritorno verso casa, facemmo la scoperta. Sull’angolo di un pratone, non lontano dalla strada, c’era una splendida motofalciatrice BCS, di quelle per tagliare i prati, con le enormi lame di ferro appuntito, due ruote grandi davanti e un rotellino piccolo dietro. Ci guardammo intorno, non c’era nessuno. Salimmo prima io e poi Ale sul seggiolino di ferro e impugnammo il manubrio pienissimo di leve e controleve. Non so perchè, ma decidemmo immediatamente e entrambi di portarcela a casa, a spinta. La BCS è una macchina per tagliare dentro i campi, deve essere molto solida, infatti è tutta di ferro e ghisa, è pesantissima. Ci impiegammo tutto il pomeriggio per portarla dal prato sulla strada. Ogni metro era una piccola conquista verso il possesso definitivo di quel mezzo preistorico, rumoroso e traballante, con cui mi immaginavo di sfrecciare chissà dove. Ma i miei sogni erano destinati a naufragare. Quando fummo sull’ultima curva, quando ormai il traguardo del portone di casa era a pochi metri, la moglie del contadino, proprietario del mezzo, ci venne incontro e ci chiese quali fossero le nostre intenzioni. Provammo a spiegarle che avevamo trovato quella bestia di falciatrice abbandonata in un prato, ma lei ci disse che quello era il suo posto e che non era per niente abbandonata. Poi con il gesto di chi sapeva bene dove mettere le mani, tirò la fune per l’accensione del motore a scoppio. La macchina si animò tutta con un rumore di ferro bellissimo. La donna andò a sedersi sul sellino e la macchina si mosse. Noi restammo lì, sudati fradici a guardarla allontanarsi. La delusione che provai quel giorno, e il desiderio di guidare un mezzo come quello, me li portò dietro ancora oggi.

Playlist puntata:

Johnny B. Goode – Chuck Berry

Gimme Shelter – The Rolling Stones

History Repeating – Propellerheads

James Bond – The Selecter

 

Prima storia: La storia di Antonio di Anna Retico

Antonio da babino (foto di Anna Retico)

Antonio da babino (foto di Anna Retico)

Nel paesino abruzzese, dove Antonio era nato e abitava, i bambini erano lasciati in pace tutto il giorno o meglio lasciati a se stessi. Si dovevano arrangiare da soli, inventarsi i giochi e le giornate con quello che trovavano via via. Una volta era la “spedizione” a rubare la frutta sugli alberi di “tizio” per poi ritrovarsi con una bella indigestione; un’altra volta era la giornata dello “strummolo” una specie di piccola trottola di legno con la punta di ferro che si lanciava a turno contro lo strummolo di un altro facendolo roteare e vinceva chi, appunto, spaccava lo strummolo dell’avversario. Mio padre si era fatto fare, dall’anziano

Antonio da babino (foto di Anna Retico)

Antonio da babino (foto di Anna Retico)

nonno calzolaio, una cintura con sacchette, dove infilava tutti gli strummoli vinti, una specie di cartuccera insomma. Era diventato il campione del paese! Ma l’episodio più bello che ci ha raccontato decine di volte è quello della corriera.

Era una calda giornata estiva presumibilmente subito dopo pranzo quando il paese era semideserto, il calore saliva dal suolo arroventato e le mosche si appiccicavano addosso ronzando fastidiosamente. La corriera era parcheggiata al capolinea con le porte aperte. L’autista, un certo “Testone” era al bar Dopolavoro lì difronte. C’erano anche alcuni avventori e i viaggiatori che di lì a poco sarebbero partiti. Mio padre Antonio aveva non più di setteanni e con un suo amico ha improvvisamente la brillante idea di salire sulla

Antonio da babino (foto di Anna Retico)

Antonio da babino (foto di Anna Retico)

corriera e mettersi alla guida. Essendo molto bassi per questioni di età, decidono di dividersi i ruoli: mio padre si siede al posto del conducente e impugna con eccitazione il grande volante di bachelite e l’amichetto, in ginocchio per terra, si mette con le mani sui pedali, una sulla frizione e l’altra sull’accelleratore…

In un attimo la corriera parte e imbocca la discesa che porta verso il duomo, i bambini non sanno che fare. Subito escono dal bar l’autista, gli avventori, i passeggeri, il barista, Il maresciallo Crapanzano e, increduli e spaventati, cominciano a correre e urlare, forse bestemmiare, dietro alla corriera che sembrava, indemoniata, camminare da sola perché i bambini erano troppo bassi per

Antonio (foto di Anna Retico)

Antonio (foto di Anna Retico)

essere visti da fuori. Mio padre e l’amico, dopo un primo momento di gran divertimento ed eccitazione, cominciano a rendersi conto che la loro idea non era così geniale. Più la corriera prendeva velocità più il corteo di gente urlante, sudata, arrabbiata continuava ad aumentare. A quel punto i due bambini capiscono che le cose per loro si mettono male e così, con la corriera in moto, nel momento più propizio si lanciano fuori e cominciano a correre all’impazzata con dietro mezzo paese che li rincorre. Mio padre oltre ad essere campione di spaccastrummolo era anche uno dei bambini più veloci del paese e aveva sviluppato un’enorme capacità a scappare dai guai, dalla scuola, dalle botte e dalle punizioni e così decide, insieme all’amichetto, di scappare il più lontano possibile.

I due rimangono nascosti fino a sera quando, costretti dalla stanchezza, dalla fame e forse dal rimorso, decidono di fare ritorno a casa. Antonio non si ricorda che tipo di punizione si è guadagnato quella volta, ma di sicuro si è guadagnato una piccola, semplice, divertente storia da raccontare a suo nipote Lorenzo.

Seconda storia: Quella volta che incontrai James Bond

Una foto autografata da Roger Moore

Una foto autografata da Roger Moore

Più meno nel 1983, quando avevo sette anni, prima che gli aeroporti avessero le lounge per i viaggiatori di prima classe, ero con mio nonno all’aeroporto di Nizza e vidi Roger Moore seduto in attesa di prendere un aereo, che leggeva un giornale. Dissi a mio nonno che avevo appena visto James Bond e gli chiesi se fosse possibile andare da lui per chiedergli un autografo. Così andammo da lui e mi ci piazzò davanti, dicendo: «Mio nipote dice che sei famoso, potresti fargli un autografo?». Con la massima gentilezza possibile Roger chiede il mio nome e firma per bene il retro del mio biglietto aereo con una frase gentilissima. Io sono felicissimo, ma mentre torniamo ai nostri posti butto un occhio alla firma. Non si capisce bene, ma di certo non c’è scritto James Bond. Mio nonno guarda l’autografo e capisce che c’è scritto Roger Moore. Dico a mio nonno che ha sbagliato a firmarlo, che l’ha fatto con il nome di qualcun altro. Così mio nonno torna da Roger Moore e gli fa: «Mio nipote dice che hai firmato con il nome sbagliato, che il tuo nome è James Bond». Roger Moore fa una smorfia, capisce, e mi dice di andare da lui. Quando gli sono vicino si abbassa, si guarda intorno, alza un sopracciglio e con voce bassa mi dice: «Ho dovuto scrivere “Roger Moore” perché altrimenti… Blofed [il nemico di James Bond] potrebbe scoprire che sono qui».

Il 23 maggio scorso l’attore britannico Roger Moore è morto a 89 anni. Era famoso soprattutto per aver interpretato sette volte James Bond e per aver recitato nelle serie tv Il Santo Attenti a quei due. Marc Haynes ha pubblicato su Facebook la storia delle due volte che lo incontrò. Noi l’abbiamo grazie alle segnalazione del Il Post.

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