200: Per la mia strada – 16/06/17

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Stasera dal Biografilm Festival di Bologna raccontiamo di un uomo che ha coronato il suo sogno di diventare un attore e di un senzatetto che diventa street artist.

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e lo raccontiamo stasera, che anche se siamo alle ultime puntate della stagione, stiamo già iniziando a lavorare alle storie per la stagione prossima. Partiamo da qua:   forse qualcuno di voi si ricorda di un sms che ci è arrivato esattamente il primo marzo di quest’anno. diceva: Buongiorno Caccia, mi piacerebbe tantissimo che tu potessi venire con me e il mio camion per farti vedere come vive nel 2017 un camionaro in giro per mezza Europa, ma credo che tu non possa mai farlo, anche se te lo racconto, ti assicuro che viverlo vale più di mille parole.” A quell’sms io avevo risposto in diretta dicendo che no, non potevo andare con lui, che si, raccontare storie è diverso che viverle, ma anche che siamo convinti che valga la pena di provarci ed è quello che cerchiamo di fare noi e come al solito gli avevo chiesto di scriverci una storia. Prima della fine della puntata, ci era arrivato questo secondo messaggio: oggi sono rientrato in Italia via Monte Bianco, nevicava sia sul versante francese che su quello italiano. Ora sono in direzione Verona, con 25 tonnellate di patate che verranno lavorate e vendute come patate italiane. Mi sono fatto una doccia in autogrill, come sempre del resto, sono 2 settimane che non torno a casa, ma sono fortunato, c’è chi sta fuori molto di più. Ho il mio fornello e mi faccio la spesa in giro, ho da poco finito di cucinare la mia pasta in mezzo a molti altri camion per terra, come fanno tutti, perchè la trattoria ormai è un sogno, poi mi sono lavato i denti usando l’acqua della tanica  che porto sul camion e ora fumo una sigarettina mentre ti ascolto. Vedi, niente di che, ma tutto quello che ho visto per strada non lo si può raccontare, ci vuole troppo tempo. Terry Truck 25 anni di camion”. Vi abbiamo riletto questo messaggio perchè se non lo può raccontare lui, perchè ci vuole troppo tempo, lo possiamo fare noi, infatti Mauro è appena tornato da una 48 ore sul camion di Terry e tutto il materiale raccolto diventerà qualcosa da raccontare il prossimo anno.

 

Playlist puntata:

My way – Nina Simone

Passion play – William Fitzsimmons

Radioactivity – Kraftwerk

Me, Myself and I – De la Soul

 

Prima storia: Mi chiamo Carmine Donnola

indexMi chiamo Carmine Donnola ho 64 anni, sono di Grassano, piccolo paese della Basilicata. Conseguita la licenza media a 15 anni con la passione dell’attore mi avvio verso Roma, direzione Cinecittà. Nel viaggio fantasticavo con la mente un tragitto pieno di sogni svegliati solo dallo stridio del binario. Sceso dal treno rannicchiato nei miei pensieri dissi tra me e me “adesso che faccio?”. Nella mia vita ho lavorato nel campo della ristorazione, della fabbrica e della scuola. Ho conosciuto un periodo abbastanza lungo di profondo buio (alcolismo) una dipendenza che mi ha alienato e allontanato un po’ da tutti, ad eccezione dei bar e di qualche compagno di bevute. Grazie agli anonimi alcolisti e a Villa Silvia sono riuscito ad uscire dal tunnel, trovando nella poesia la mia forma di riscatto, emancipazione e comunicazione; incontro che è avvenuto in realtà negli anni in cui bevevo. In quel periodo, infatti, avevo l’abitudine di scrivere sui fazzolettini dei bar versi e pensieri che prontamente buttavo; sorrido ancora oggi quando penso al mio caro amico Pasquale Dinisi detto Zorro afferrare il fazzolettino appena scritto masticarlo e ingoiarlo per poi dire: “I tuoi versi sono così belli che è un peccato buttarli nel cestino, è meglio che li mangi e finiscano nella mia anima”. Ha ingoiato i miei versi e da allora mi chiama ‘maestro’. Sono fan di Eugenio Bennato dai tempi della Nuova Compagnia di canto popolare; prigioniero dell’alcool per 25 anni non ascoltavo più musica, dopo la disintossicazione, qualcosa ha voluto che lo trovassi al mio fianco e che diventasse uno dei miei più cari amici. Memorabile la prima volta che mi fece salire sul palco, la piazza gremita, lui che mi faceva da sottofondo ed io che tremavo tutto fortunatamente andò tutto bene però rischiò molto. Sono un fan anche di Pierangelo Bertoli. Dopo la disintossicazione mi sono ritrovato ad essere amico di suo figlio Alberto, anche lui mi ha fatto salire sul palco un giorno. Quando lavoravo a Torino, quotidianamente passavo davanti al teatro dove il papà di Massimo Dapporto, Carlo, faceva spettacoli in dialetto piemontese. Dopo tanti anni mi ritrovo oggi con questa bellissima lettera che ho incorniciato: “Caro Carmine, quando mi hai lasciato le tue poesie, non sapevo chi fossi, forse un esaltato artista incompreso, forse uno di quegli esaltati che noi attori incontriamo spesso. Ho cominciato a leggerle distrattamente, poi con più attenzione. Ho ricominciato da capo. Sensazioni forti. Cazzotti allo stomaco Emozione sincera. Grazie. Imparerò a memoria quelle che mi hanno colpito di più per farle e farti conoscere. Speriamo. Un abbraccio, Massimo D’Apporto 23-04-09″. Ho fatto conoscere le mie poesie affiggendole sulle mura leggendole nelle cantine, sui palchi, arrotolandole e regalandole in un cesto per le strade, incidendole su un CD, trasformandole in etichette di vino, urlandole nei paesi, gridandole per il mondo. Le ho fatte conoscere mettendole sotto le tegole, come le rondini. I sogni a volte si avverano, come dicevo quando sono nato, con la passione dell’attore quando tutto era scemato eccomi proiettato nel mondo della settima arte girare un film sulla mia fottutissima vita, e ne sono onorato.

 

 

Seconda storia: Il senzatetto diventato street artist

ct-carlo-torrighelli-onda-artista-matto-storia-094-1452781709Carlo Torrighelli era nato a Laveno nel 1909, aveva lavorato come marmista e aveva fatto la Resistenza, e poi si era trasferito a Milano. Qui aveva frequentato per qualche anno un circolo del PCI dove teneva comizi, provocava e dava spettacolo. Dopo essere finito in manicomio aveva preso a vivere come un senzatetto, sotto l’arco all’ingresso dell’Arena civica, spendendo tutti i soldi della pensione in cibo per piccioni. ct-carlo-torrighelli-onda-artista-matto-storia-094-body-image-1452781306Viveva con i suoi tre cani chiamati “la bella, l’umanità e l’amore” e diceva a tutti di essere un ex prete. Alla fine, negli anni Settanta, era riuscito a ottenere una casa dal comune, dopo aver protestato per diversi giorni di fronte a Palazzo Marino. In quella casa visse gli ultimi anni della sua vita e il decennio più intenso dei suoi gesti artistici. Per circa vent’anni, Torrighelli ha seguito una rigida routine quotidiana. Usciva di casa a bordo di un carretto da gelataio a pedali e accompagnato dai cani e si aggirava per il centro, tra Arena e Castello Sforzesco. Qui, con un megafono, cartelli, pennello e vernice, portava avanti la sua protesta artistica con scritte, slogan e comizi. Le scritte di C.T. si concentravano tutte su un solo argomento: la cosiddetta “Onda”, ossia un raggio magnetico letale che, secondo Torrighelli, veniva emanato da impianti segreti installati nei sotterranei del Vaticano.

Torrighelli è stato uno dei primi street artist italiani. Noi abbiamo scoperto la sua storia grazie a un articolo di Vice e un approfondimento di Outsider Art Now. Leggeteli anche voi!

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