201: Senza fermarsi mai – 19/06/17

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Stasera raccontiamo di un ragazzo che è stato lasciato e di una colonia di paperelle di gomma che hanno vagato negli oceani per 15 anni.

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Una delle mie ultime passioni l’ho scoperta preparando proprio questa puntata, si tratta di Marine Traffic, un sito in cui sono mappati tutti i movimenti di tutte le barche del mondo. Non so bene come sia possibile, ma sul mio schermo anche in questo momento, posso vedere il traffico marittimo di tutto il mondo rilevando la posizione di qualunque natante di una certa dimensione e specificandone il nome, la nazionalità, il pescaggio, l’anno di costruzione e altri dettagli. Posso sapere da dove arriva e dove è diretta e se si sta muovendo e a che velocità. Posso anche vedere una foto della barca. La raccolta dei dati si basa su un sistema nemmeno troppo complicato, obbligatorio su tutti i natanti da una certa stazza in su, che altro non è che un dispositivo che registra e trasmette la posizione, la velocità e altri dati utili per l’identificazione dell’imbarcazione. Sulla mappa hanno colori diversi a seconda se sono navi da trasporto o da passeggeri, se sono imbarcazioni private o statali, se sono petroliere,  o navi militari. Sicuramente non sono tutte le imbarcazioni che ci sono nel mare, ma per me è un bel passatempo quello di sapere ad esempio che adesso c’è più traffico nell’adriatico che nel mar nero, oppure che  in questo momento il Moscwa 67, un battello passeggeri russo che sembra un vaporetto solo un po’ più grosso, sta aspettando di ripartire dal suo porticciolo su un affluente del lago Bajkal, tra la Russia e la Mongolia.

 

Playlist puntata:

Everything now – Arcade Fire

I feel the earth move – Carole King

Surfin’ USA – The Beach Boys

Ms. Cold – Kings of Convenience

 

Prima storia: Elevarsi di Francesco Bicchi

pascal 1Lunedi 27 giugno 2016. Una giornata come le altre. Per gli altri, forse. Ma non per me. Per me non è una giornata come le altre, e non solo perché muore Bud Spencer, l’idolo della mia infanzia. Non solo perchè la piccola Islanda sconfigge la blasonata Inghilterra e continua la sua favola agli Europei di calcio. Per me non è una giornata come le altre perché la mia fidanzata, con cui convivo da 3 anni, ha deciso di interrompere la nostra relazione. A notte fonda mi comunica che andrà via di casa. I giorni seguenti sono giorni difficili: giorni di discussioni, di vani tentavi di riconciliazione, di tentativi di comprensione. Mi sento perso, come in una roulette emotiva passo dalla rabbia alla tristezza al rimpianto alla paura. Certo, capita, succede a tutti ed è successo pure a me ma no, non me lo aspettavo, non pensavo proprio che finisse così, con la fuga dalla nostra casa, dopo 3 anni belli, con dei periodi di crisi, certo, come quello che stavamo attraversando, ma comunque intensi, pieni. Almeno, questa era la mia percezione. Pascal 2Quanto più mi accorgo e realizzo che la speranza che lei cambi idea si va attenuando, tanto più cerco, in verità con la poca energia a mia disposizione, di trovare attività piacevoli, che allentino almeno per un po’ la cappa dei rimpianti e dei ricordi che aleggia pesante dentro di me. Ed e cosi che inizio a camminare, ed è cosi che camminare poco a poco inizia a riempire il tempo libero delle mie giornate. Le gambe sembrano andare da sole, e vanno sempre a ricercare stradine di campagna, con poca confusione e molto silenzio. Riscopro che camminare mi rilassa, mi fa apprezzare il fatto che sono vivo, che c’è della bellezza intorno a me, che, forse, non tutto è perduto, e che il dolore non sarà per sempre. Avanzare un passo alla volta, piano piano, mi permette di non pensare ad altro se non all’atto stesso di camminare, mi aiuta a combattere questa sensazione di smarrimento che talvolta mi assale, come se far funzionare la bussola esterna aiutasse a resettare un poco quella interna. Decido, un giorno di inizio agosto, di voler arrivare ad una chiesetta in cima a una collina, ci sono andato varie volte in bici ma mai a piedi. Le strade sono deserte, chi non è a lavoro probabilmente è in spiaggia o in montagna a godersi le ferie. Cammino e ascolto in podcast un programma di storie (Voi siete qui), che ho imparato ad apprezzare proprio in questo periodo, ascoltare infatti le storie di altre persone mi aiuta a ritrovare e ridare un senso alla mia, almeno nella sfera sentimentale. In particolare, la storia che ascolto oggi parla di paperelle di gomma disperse in mare che , un po’ come me, hanno perso la rotta originale e si trovano in balia delle onde e del vento. Pascal 3Ascoltare mi appassiona e mi dà carica, mi aiuta a tenere duro, a non tornare indietro, nonostante il caldo e la strada che sale. Cammino e guardo il paesaggio intorno, pieno di olivi, di campi coltivati, un paesaggio familiare ma mai visto da questa prospettiva. Sono da poco passate le 13 quando mi appresto a fare gli ultimi 400 metri, quelli più duri, quelli più ripidi. In passato avrei desistito, sarei tornato indietro, mi sarei rifugiato dietro la rassicurante scusa del caldo e della stanchezza. Ma non stavolta. Nonostante il sole picchi forte sopra di me, vado avanti, passo dopo passo, senza pensare a quanta strada manchi ma concentrandomi soltanto sul passo successivo. Quando mi accingo a superare l’ultimo tornante ho la maglietta totalmente fradicia e le gambe mi fanno male, però psicologicamente mi sento carico, felice di non aver mollato, di aver tenuto duro. Percorro gli ultimi metri leggero, con una sensazione che non avvertivo da un po’ di tempo, una sensazione che ha il gusto piacevole della vittoria, di chi ce l’ha fatta. Avrò percorso in tutto 10 km ma è come se stessi percorrendo il rettilineo finale della maratona olimpica. Arrivo alla chiesetta alzando le dita al cielo, è fatta, sussurro tra me e me. Stanco, mi trascino nel piccolo piazzale davanti l’edificio e osservo il panorama che si staglia ai miei piedi, un panorama che avrò visto mille volte ma che ogni volta mi lascia senza fiato, con l’Appennino in lontananza, i vari quartieri di Scandicci che piano piano lasciano spazio a Firenze, laggiù, sempre bellissima anche se da qui il campanile di Giotto e il Duomo sono nascosti da altre colline. Il silenzio è rotto dall’incessante frinire delle cicale. Mi commuovo, sono felice e appagato come può esserlo un bambino che ha appena ricevuto in regalo il giocattolo che aspettava da mesi. Ripenso alle paperelle che, dopo anni di attraversamenti dei mari, sono arrivate nelle spiagge di mezzo mondo: alla fine ognuna di esse, a furia di essere sballottata avanti e indietro dalle onde e dal vento, è riuscita a trovare una propria strada. Mi viene da pensare che anche io oggi una strada l’ho trovata e l’ho percorsa, dall’inizio alla fine. E sorrido quando sento dire, a conclusione del podcast, che una strada, alla fine, la si trova. Una strada, alla fine, la si trova sempre.

 

Seconda storia: Le paperelle che hanno solcato i mari per 15 anni

paperelleLa storia comincia sul finire dell’anno 1991 in cui la nave cargo Ever Lauriel partì da Hong Kong carica di container diretta a Tacoma, nel nord ovest degli Stati Uniti, nello stato di Washington. La nave trasportava centinaia di container di vari materiali, vestiti, scarpe, attrezzature industriali e molto altro. Fra le centinaia di container però ce n’era uno, sul ponte della Ever Laurel che conteneva dei giocattoli pensati per fare il bagno ai bambini piccoli. Erano i Friendly Floatees, cioè degli animali di plastica galleggianti. Ognuna delle 7.200 confezioni all’interno del container conteneva una paperella gialla, un castoro rosso, una tartaruga azzurra e una ranocchia verde.161 In totale 28.800 animali di plastica, che non arrivarono mai alla destinazione prevista perché il 10 gennaio 1992, a causa di una tempesta, la Ever Laurel si inclinò a tal punto sulla superficie dell’oceano da perdere alcuni container: quello che conteneva i Friendly Floatees era uno di quelli. Probabilmente il container si ruppe o si aprì cadendo nell’oceano, non si può sapere se sbattendo contro un altro container o per via della pressione dell’acqua, ma il risultato fu che le confezioni di giocattoli che conteneva uscirono e cominciarono a galleggiare. Ogni confezione era fatta di plastica e di cartone; dopo un po’ di tempo in mare, il cartone si sciolse e i singoli animaletti di plastica furono liberi di galleggiare alla deriva.

La storia delle paperelle di gomma che hanno solcato gli oceani per anni interi è stata raccontata migliaia di volte. Alcuni dettagli della storia si sono confusi fino quasi a sembrare una leggenda. Nella puntata di stasera vi riportiamo la storia vera, quella originale, grazie a una splendida ricostruzione che abbiamo trovato su Il Post, leggetela anche voi!

 

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