212: La stagione dell’amore – 05/07/17

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Questo è l’ultimo giorno di scuola di Pascal perché quella di stasera è l’ultima puntata di quest’annata e si intitola “La stagione dell’amore”, racconta di un giovane  amorazzo estivo e di una lettera che non arrivava mai.

 

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Un giovane uomo cammina in un corridoio pieno di giovani uomini e giovani donne della sua età. La luce entra fortissima dalle finestre laterali, lui raggiunge una porta a vetri e inizia a camminare più veloce, ormai quasi corre. Raggiunge una bicicletta appoggiata alla cancellata, la inforca e comincia a pedalare con la bici che è già in movimento. Alle sue spalle ora riconosciamo l’edificio da cui è uscito è una scuola, forse le medie forse le superiori. Lui pedala, in braghe corte e maglietta, è leggero come una fiato di vento, raggiunge una strada sterrata e ci piega dentro infilandosi tra i campi. Sono campi di gran turco con il grano ancora verde e basso, è l’inizio dell’estate, le pannocchie nemmeno  si vedono. Lui pedala alzando una sottile linea di polvere che sale dalla strada sterrata. Poi stacca le mani dal manubrio e le solleva in aria, tenendole aperte come due ali, come se fosse pronto a spiccare il volo. Non lo vediamo in faccia, forse non è nemmeno un ragazzo, forse è una ragazza, non lo sapremo mai, ma non è importante perchè tutti noi siamo stati quel ragazzino, in un pomeriggio qualunque di un mese di giugno, il pomeriggio dell’ultimo giorno di scuola, a correre verso casa e verso la stagione più bella che c’è quella che promette, libertà, avventura, e forse un po’ di amore.

 

Playlist puntata:

La stagione dell’amore – Franco Battiato

Can’t take my eyes off you – MUSE

La canzone del parco – Baustelle

Waiting in vain – Luis Carlinhos

One of these days – Bedouine

 

Prima storia: La teoria dei quindici anni di Andrea Rigato

soclich_ScarlethWhiteQualcuno sostiene che nel corso della vita si conservi molto di ciò che si era a quindici anni. Che le vicende fondamentali della vita si decidano cioè più o meno in quel periodo, e che a partire da quel momento, in un certo senso, le cose poi non cambino quasi più. Fu un bene che a quindici anni io di questa teoria non ne sapessi niente, perché l’avrei trovata certamente deprimente. Fino a quel momento infatti avevo baciato soltanto una ragazza e, a volerla dire tutta, l’episodio era accaduto all’epoca della seconda elementare. Alla fine della seconda liceo il secondo bacio della mia vita non si decideva ancora ad arrivare e io iniziavo a essere un tantino preoccupato. Avevo quindi un gran bisogno che nella mia vita le cose cambiassero. In meglio e, soprattutto, in fretta. Correva il luglio del 1981 e io mi apprestavo a iniziare il mio mese delle vacanze al mare: trenta giorni per provare a conoscere e abbordare una qualche ragazza. Anche una qualsiasi, ma dovevo farcela: non potevo più aspettare. Le settimane passavano però inesorabili e pareva che nei tredici chilometri di spiaggia di Jesolo nessun essere di genere femminile fosse sensibile al mio fascino.

 

I bellocci della mia compagnia di amici facevano ogni sera una conquista diversa, io rimanevo malinconicamente fermo a zero. Negli ultimi giorni della vacanza riuscii però a conoscere Anne, una biondina che veniva dal Belgio e che avevo adocchiato già da un po’, perché stava nel mio stesso condominio. Io col francese me la cavavo bene e, caso strano, pareva fossi l’unico nei dintorni a parlare la sua lingua. Questa confidenza di lingua, chiamiamola così, sembrava promettere bene. Il miracolo infatti avvenne. L’ultima sera del mese, ma avvenne. Riuscii a baciarla, dopo ore passate a parlare in riva al mare di fronte a una luna memorabile. Ci baciammo al momento dei saluti, in piedi sotto la luce al neon del portone del condominio. Non fu però importante il bacio in sé, per quanto evento strabiliante, quanto piuttosto il fatto che l’indomani, prima che entrambi partissimo per i rispettivi tristissimi rientri a casa, ci scambiammo gli indirizzi e delle fototessere tremende, giurandoci amore per la vita. Alla ripresa della scuola, in terza liceo, io potei finalmente darmi delle arie con gli amici, esibendo la fototessera della mia morosa straniera e fornendo versioni sempre più fantasiose e inverosimili sulla nostra lovestory. Nel frattempo io e Anne avevamo iniziato a scriverci. Per un anno intero ci scrivemmo, ovviamente in francese. Lettere appassionate, romantiche e anche spiritose, immaginando quel che sarebbe potuto accadere tra noi l’anno successivo, nel momento in cui ci fossimo finalmente rivisti e riabbracciati a Jesolo. Purtropo però andò in modo piuttosto diverso.

 

Le cose andarono in maniera diversa rispetto a come me le ero immaginate durante tutto l’anno scolastico. Colpa mia, forse, che non mi presentai in tempo all’appuntamento. O colpa della famiglia di lei, che quell’anno decise inaspettatamente di anticipare le ferie, senza darne adeguata e preventiva comunicazione. In ogni caso successe che io arrivai al mare esattamente il giorno dopo che lei se n’era andata. Fu una bella botta. A intristirmi non fu il fatto in sé del nostro mancato incontro (provocato dall’inefficacia dei mezzi di comunicazione di quell’epoca), né il pensiero che per continuare la storia con lei avrei dovuto per un altro anno scriverle una montagna di lettere in francese (cosa che peraltro pareva giovare, e non poco, al mio profitto scolastico nella materia). No: a incupirmi veramente fu quanto mi venne riferito in proposito dagli amici del mare, arrivati lì prima di me. Lei aveva chiesto mie notizie già dal primo giorno, questo mi dissero, dimostrandosi dispiaciuta di non vedermi lì. Poi però aveva velocemente riorganizzato la vacanza, facendosi subito consolare da un altro. Questo era davvero triste. E anche poco serio. Ma la cosa che mi lasciò veramente sconsolato è che questo tizio si chiamava Tony, con la ipsilon, e faceva il giostraio. Aveva una canottiera nera traforata, così mi raccontavano, e una moto rombante di grossa cilindrata. Questo per me era impossibile. Non riuscivo proprio a capacitarmi di questa cosa. Era davvero inconcepibile che un giostraio sapesse il francese. Quell’immagine mi rovinò tutte le vacanze.

 

Avrei dovuto guardarmi attorno e rimediare. Avevo sedici anni, ormai, e un mese intero a disposizione per divertirmi. Invece quel mese non fu per niente divertente. Non potevo accettare di aver commesso un errore del genere, perdendo un anno della mia vita a scriver lettere d’amore in francese alla ragazza sbagliata. Attesi allora con impazienza che le mie vacanze terminassero; rientrato finalmente a Treviso presi carta e penna e scrissi ad Anne, cercando di chiarire il malinteso. Chiedendo cioè che lei smentisse, cortesemente, le voci che erano circolate in merito a una presunta storia tra lei e tale giostraio chiamato Toni (senza la ipsilon). purtroppo però Non c’era stato alcun equivoco, nessun malinteso. Anne mi rispose quasi subito: confermò tutto, fino all’ultima virgola. Si aspettava di incontrarmi, ci era un po’ rimasta male. Si era poi trovata invece molto bene con questo Tony con la ipsilon. Non si prodigò nei dettagli ma, insomma, mi fece capire che era stato proprio un peccato che non ci fossi stato io al posto di quell’altro, perché ne sarebbe valsa la pena. L’idea di poter essere stato al posto di quel Toni mi stimolò qualche rimpianto e diverse fantasie erotiche. Provai allora a ricucire la situazione scrivendole ancora una lettera o due, poi qualcosa mi suggerì di lasciar perdere. Non sopportavo più il francese, per non dire delle ispilon, e iniziava a starmi sulle palle anche la sola idea di un Luna park. Mi arresi dunque all’evidenza: la mia prima storia d’amore era andata malissimo, e quel nostro primo bacio dell’anno precedente era stato in realtà un bacio d’addio. Della famosa teoria dei quindici anni, per fortuna, non ne sapevo ancora niente.

 

Seconda storia: La lettera d’amore ritrovata dopo 72 anni

5918e03f242a5.imageLe lettere smarrite di solito vengono spedite al destinatario sbagliato, oppure rimangono impigliate in un sacco delle poste, o nell’angolo di un vagone ferroviario e lì ci restano per decenni fino a che un portalettere più solerte degli altri o un caso assoluto la riporta alla luce. Nel caso della lettere d’amore che Virginia una giovane donna americana scrive nel 1945 al marito norvegese di servizio su una nave della marina del suo Paese la storia è molto diversa. Dopo un lungo viaggio la lettera non è wwII+love+letter+2stata smarrita da nessuno è semplicemente tornata a casa perché il destinatario era irraggiungibile. Quindi quella lettera torna a casa di Virginia e si infila, per chissà quale motivo, tra i gradini di una scala e rimane lì impigliata per 72 anni. Era lì quando la guerra è finita, quando Rolf è tornato a casa, quando la coppia ha avuto due figli, e quando un giorno, hanno impacchettato la loro roba e sono andati 5918ea1fb5763.imagea vivere in un’altra casa e in un’altra città. La lettera era nascosta nell’intercapedine della casa anche quando 6 anni fa Virginia, l’autrice, è mancata.
Ormai nessuno sa più dell’esistenza di quel messaggio. Fino a quando qualche mese fa Melissa, la nuova giovane proprietaria, che ha deciso di sistemare la casa, casualmente la ritrova. E qui inizia la seconda vita di quella busta, e soprattutto di quella lettera.
 
Noi abbiamo scoperto la storia dell’amore di Virginia e Rolf e della loro lettera grazie al racconto che Melissa ha fatto a NBC News, ripreso da HuffPost Italia. Leggetelo anche voi!

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